Il “terzo luogo”

by Urban Sports Club

Come fitness e benessere sono diventati una dimensione ibrida (e fondamentale)

Tra le tante conseguenze e questioni che la pandemia ha innescato, c’è sicuramente un ripensamento al concetto di fitness – nella sua accezione letterale del termine- ovvero essere fit, in forma, sia fisicamente che mentalmente. 

Per le aziende e le persone in generale si è presentata dunque un’occasione per ripensare a tutto ciò che lo stare in forma comporta, dall’allenamento perfetto, alla felicità. Sebbene il fitness abbia regolarmente subìto evoluzioni nel corso del tempo, ora i cambiamenti non riguardano più solo un settore aziendale, né si verticalizzano su chi fa sport regolarmente; questi cambiamenti stanno avendo luogo in qualsiasi ambiente in cui le persone si muovono, sia esso all’aperto, a casa o al lavoro. 

I propositi per l’anno nuovo sono la dimostrazione che le persone hanno sempre l’ambizione di vivere una vita più sana di quanto non facciano in realtà. Il più delle volte, tra impegni quotidiani e una (umanissima) mancanza di disciplina, è difficile perseguire uno stile di vita sano ed equilibrato.

Per moltissime persone, la pandemia ha avuto un effetto di rimozione di alcune di queste pressioni: una ricerca ha dimostrato che, con il perdurare dell’emergenza sanitaria, il numero di italiani che praticano attività fisica o sportiva è addirittura salito, attestandosi al 75%. Che cosa vuol dire questo?

In un momento storico che ci ha costretti all’isolamento tra le mura domestiche, la voglia di muoversi è aumentata, anche tra chi tradizionalmente conduceva una vita sedentaria. 

Negli ultimi anni ha preso piede una tendenza che è molto più di una moda e che è in sostanza un’evoluzione qualitativa. L’offerta è sempre più variegata ed è orientata al consumatore, non solo a concetti di salubrità considerati “distanti”. 

Infatti, il tradizionale invito “iscriviti in palestra!” non è più esattamente allineato con ciò di cui la maggior parte delle persone che si affacciavano alla pratica dei loro buoni propositi aveva bisogno; così molti perdevano la loro motivazione poche settimane dopo aver deciso di impegnarsi in una attività.

Oggi basti pensare al boom dei wearables, al fitness su misura, ai fitfluencer, alle classi online, alla gym-on-demand… La pandemia ha amplificato tutto questo. Siamo chiaramente diretti verso un futuro di routine ibride e variegate. Le persone possono andare in palestra, o possono allenarsi da casa, o con i colleghi. Oppure ancora possono fare attività fisica e sport come parte integrante del team building in azienda. 

A chi vive una quotidianità di uffici ibridi, impegni famigliari pressanti e routine fluide piacciono scelta e flessibilità, perché sono congeniali a un nuovo modo di vivere che si sviluppa su una quotidianità dinamica. 

Esattamente come non torniamo sempre nello stesso ristorante, anche se lo amiamo – e ci piace sperimentare cucine nuove, così il fitness è diventato una realtà composita. Ogni attività, dal padel al climbing, aiuta a creare un’abitudine come antidoto alla sedentarietà.

In questa terza dimensione, oltre alla casa e al lavoro, l’attività fisica non è più (solo) l’allenamento teso ad avere muscoli scolpiti, ma anche, e soprattutto, una sfera personale, “il mio momento”, tra impegni, restrizioni e infodemia. Con esso coltiviamo il nostro benessere, fisico e mentale, stabiliamo nuove connessioni e coltiviamo la versione migliore di noi. 

Non c’è da stupirsi se sempre più aziende illuminate stanno scegliendo questo tipo di benefit per i propri dipendenti. Prendersi cura dei propri dipendenti offrendo loro la libertà di scegliere, secondo le proprie esigenze, come stare bene, è la più bella forma di ringraziamento.

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